The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains

There is no dark side of the moon really. Matter of fact it’s all dark.

Non c’è un lato oscuro della luna. Di fatto è tutto oscuro. Così termina uno dei dischi rock più venduti di sempre. The dark side of the moon, a più di quaranta anni dalla sua uscita, vende circa settemila copie a settimana. Potrebbe bastare questo, ma sarebbe poco, per indicare l’importanza dei Pink Floyd nella storia della musica contemporanea. E noi, che da sempre li abbiamo ammirati, siamo andati a Roma per vedere The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains. La tanto acclamata mostra-evento che ha esordito a Londra e che dallo scorso 19 gennaio è possibile vedere in Italia al MACRO di Roma fino al prossimo 1 di luglio.

Ideata dal leggendario Storm Thorgerson (ideatore delle più conosciute e iconiche copertine dei dischi della band, tra le quali The Dark Side Of The Moon, Animals, Wish You Were Here) e sviluppata abilmente da Aubrey Powell con la consulenza di Nick Mason per conto dei Pink Floyd.

Their Mortal Remains traccia un viaggio ideal lungo i cinquant’anni di carriera di una tra le band più influenti della storia del Rock di sempre. Un viaggio degno della caratura visiva e spettacolare che ha sempre distinto i Nostri. Un percorso ottimamente pensato e allestito intorno alla idea della muiltisensorialità, della esperienza immersiva attraverso i molteplici piani espressivi che i Pink Floyd hanno sperimentato fin dalla loro origine.

All’ingresso sono fornite ai visitatori delle cuffie che accompagnano il percorso delineando un commento sonoro pensato appositamente. Un sensore di prossimità inserito nelle cuffie permette di avere un sincrono perfetto in ogni momento della visita. Per ogni angolo o installazione video, a ogni passo il sensore riconoscerà dove vi trovate e attiverà un suono o un frammento musicale. Meraviglioso!

L’allestimento è formidabile, inutile girarci intorno. Cinquant’anni raccontati non ricorrendo al sistema delle stanze dedicate a un singolo tema, rigidamente organizzate, ma seguendo un unico flusso che senza soluzione di continuità conduce il visitatore traendolo in un cunicolo spaziotemporale del quale non si intravede confine. Quasi che la mostra non avesse inizio né fine. L’eco infinito che chiude Echoes in Meddle, sovviene quasi subito. E dunque la Swinging London fiammeggiante di colori e fantasia della fine degli anni Sessanta (con la presenza dominante del grande Syd Barrett), il periodo della sperimentazione pura e indimenticabile dell’inizio degli anni Settanta, l’esplosione di The Dark Side Of The Moon, il periodo del gigantismo spettacolare di Animals e The Wall. Ma anche la controversa e sofferta fase degli anni Ottanta, la compiaciuta celebrazione sonora degli Novanta fino al recente The Endless River. E  proprio pensando al loro ultimo titolo si ha ben chiara la qualità e la forza della musica dei Pink Floyd: un lungo, poderoso, onirico fume senza fine che da ormai ben mezzo secolo regge una buona parte delle nostre emozioni meno marginali.

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